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Curiosità
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Igiene

 

Nell'antica Roma, le terme erano il fulcro della vita sociale. Il bagno veniva considerato come ristoro fisico e benessere, incidentalmente era igienico; infatti per i latini sanitas significava “salute”, non igiene. Gli uomini e le donne dell'epoca si lavavano e si profumavano.

Dalla caduta dell'Impero Romano e quindi dall'avvento del Cristianesimo, sino al XX secolo inoltrato, la società occidentale rivolse scarsa attenzione alle cure igieniche; nell'Alto Medioevo gli uomini e le donne non si lavavano e non si profumavano; nel Basso Medioevo e nella prima parte dell'Era Moderna (fine secolo XVII) non si lavavano ma si profumavano. Molti medici erano convinti che l'acqua fosse dannosa per l'organismo umano; la tesi paradossale dell'epoca era che gli aristocratici e tutti coloro che non lavoravano avevano effettivamente bisogno di una “prudentissima” e saltuaria abluzione del corpo; coloro che svolgevano un lavoro e faticavano non avevano necessità di alcun lavaggio perché era il fluire del sudore che bastava a sgorgare i pori e a liberarli dalla sporcizia.
Si temeva addirittura che l'acqua sul viso danneggiasse la vista, causasse mal di denti e catarro, rendesse la pelle eccessivamente pallida d'inverno ed eccessivamente scura d'estate. Nelle classi più abbienti la pratica del “lavaggio asciutto” si realizzò con un cambio frequente della biancheria: si pensava che i tessuti, trattenendo le traspirazioni e le impurità della pelle, avrebbero perfettamente sostituito l'azione dell'acqua; era la camicia che puliva. Nel secolo XVII gli architetti ipotizzavano che le nuove dimore potessero fare a meno delle sale da bagno “grazie all'uso della biancheria” che avrebbe permesso di tenere pulito il corpo più comodamente di quanto potessero fare gli antichi.

A partire dalla metà del XIX secolo il quadro sociale e igienico andò lentamente ma progressivamente migliorando: la diffusione della tubercolosi, della tisi, del colera, indusse la popolazione ad una più attenta cura del corpo. Il ruolo del bagno assunse quindi maggiore importanza e, di conseguenza vennero rivalutati, pian piano, tutti gli accessori di pulizia, bidet compreso. Si incominciarono a raccomandare almeno lavaggi parziali.
I piedi dovevano essere lavati ogni otto giorni, i capelli ogni due mesi, i denti almeno una volta alla settimana. Nei primi anni del nostro secolo la rivista “Margherita” prescriveva l'abluzione totale con acqua calda almeno una volta alla settimana ed invitava le donne “a vedersi coraggiosamente tal quale si è fatti” perché la nudità ai fini igienici non è peccato.
In Italia fu la seconda guerra mondiale a dare un notevole impulso alla “civiltà del bagno”.
(Tratto da “ Storia del Bidet” , Luciano Spadanuda, Castelvecchi, 2003)

Forse non tutti sanno che...

- Il Re Sole, secondo quanto risulta dal Journal de Louis XIV (1647-1711), redatto dai medici personali del sovrano, in sessantaquattro anni fece il bagno una sola volta, e precisamente nel 1665 all’età di 18 anni.
- Goethe era solito fare due bagni all’anno.
- Elisabetta I d’Inghilterra faceva il bagno una volta al mese.
- Napoleone ogni giorno faceva un bagno caldo.

Antichi detti e credenze

- “Diffidate dall’acqua, specie se calda”.
- “Lavati spesso le mani, di rado i piedi, mai la testa” - proverbio del Cinquecento.
- “I bagni d’acqua e di vapore e i loro effetti, poiché riscaldano il corpo e i suoi umori, ne indeboliscono la natura e ne dilatano i pori, sono causa di morte e di malattia” (T. Le Forestier, medico parigino, 1495);
- “Lasciate che i pargoli vengano a me” frase scritta sul fondo di alcuni bidet. Quest’espressione si riferiva alla diffusa credenza che il bidet servisse fondamentalmente come una toilette intima contraccettiva.

 

Storia del Bidet

 

Una mattina il marchese d'Argenson andò a far visita a Madame de Prie, amante del duca Luigi Enrico di Borbone; entrando nel gabinetto da toilette, la sorprese seduta sulla sua “sedia di pulizia”, una vaschetta di spesso legno a forma di violino, supportata da uno sgabello a quattro piedi. Egli si volle ritirare immediatamente ma la nobildonna lo invitò a rimanere. Superato l'imbarazzo il marchese disse: “Permettete, Madame che io possa inaugurare questa vostra pulizia…”. Questa annotazione del 1726, nelle “Mémories” del ministro degli esteri francese Louis de Voyer, marchese D'Argenson, è la prima testimonianza dell'esistenza del bidet (Luciano Spadanuda, Castelvecchi, 2003).

Sembra che questo oggetto “utile e discreto” sia nato dall'esigenza di rinfrescare la parti intime dei cavalieri francesi. Questi, dovendo passare molto tempo a cavallo, ma avendo poco tempo a disposizione, escogitarono un modo per dare sollievo alle parti del corpo più soggette ad irritazioni.
La storia del bidet si intreccia con quella della nobiltà francese. Alcuni esemplari vennero realizzati, oltre che per Madame de Prie, anche per la marchesa di Pompadour, la duchessa di Bedford e Madame de Talmont.
Nei registri contabili degli artigiani della prima metà del secolo XVIII era denominato “sedia di pulizia” ma sembra che sin dall'inizio si impose, a causa della posizione che si doveva adottare per sedersi su di esso, il termine di bidet, ovvero ‘pony'.

Equivoci sul bidet

- Nel XVIII secolo, un rivenditore dell’epoca, non avendo capito bene a che cosa servisse, lo proponeva al pubblico come custodia per violino.
- Il cardinale de Bernis un giorno fece un dono a Giuliana di Santacroce: un bidet in argento scolpito. La nobildonna, non sapendo a che cosa servisse, durante una sontuosa cena natalizia, lo usò come piatto di portata per un enorme capitone.

Date importanti

1726 Prima testimonianza dell'esistenza del bidet (Mémories di Louis de Voyer, Marchese D'Argenson)
1739 Cominciarono a circolare per Parigi alcuni dèpliant che reclamizzavano il bidet.
1741 Il pittore François Boucher fu il primo a rappresentare, nel dipinto “La toilette intime”, una dama intenta alle sue abluzioni intime sul bidet.
1837-1901 Durante l'era Vittoriana, il bidet venne spostato dalla camera da letto al bagno.
1928 “La Rinascente” incluse nel suo catalogo, tra gli articoli da toilette, il bidet. Lo slogan “che la vaschetta servisse alle persone malate” era un alibi dei commercianti per non offendere il pudore dei loro clienti; infatti la borghesia riteneva che il bidet fosse uno strumento di lavoro delle donne perdute e lo tollerava solo come oggetto atto a persone non sane.
1957 Hans Maurer, cittadino svizzero progettò il primo “douche WC”, l'antenato di Uspa.

Diffusione del bidet

Da un’inchiesta condotta nel 1995 dal settimanale francese “L’Express” risulta che la Francia, patria della “sedia di pulizia”, è soltanto al terzo posto nell’uso del bidet. La precedono l’Italia ed il Portogallo.

 

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